Categoria: ATTACCHI DI PANICO

Perchè viene l’ansia? Le Cause

Le cause per cui si presenta l’ansia

In uno studio olandese è stato esaminato in che misura una storia con precedenti disturbi d’ansia sia in grado di prevedere, nei successivi 2 anni, la presenza dei sintomi (ansia o depressione), la loro combinazione, l’insorgenza di un disturbo depressivo o di ansia (fobia sociale, disturbo di panico, agorafobia, disturbo d’ansia generalizzata).
In questo studio nei 247 partecipanti con sintomi di ansia, il 27% ha riportato uno o più disturbi d’ansia nei 2 anni successivi. Ai 1040 intervistati, senza precedenti di disturbi d’ansia, l’incidenza è stata del 7%.
Conclusione: i sintomi di ansia e una storia precedente di disturbi d’ansia aumentano il rischio di ripresentare successivamente un disturbo d’ansia

Il modello cognitivo esplicativo
Per una spiegazione psicologica dei disturbi d’ansia si fa riferimento spesso a Clark. L’essenza di questo modello è che i sintomi fisici a cui l’ansia è associata, non vengono ben interpretati (ad esempio palpitazioni come un presagio di un attacco di cuore), tanto da far aumentare ulteriormente la paura. Questo crea un circolo vizioso. Un trattamento efficace deve, quindi, concentrarsi sulla correzione di questi errori di interpretazione.

Patogenesi ed eziologia
La misura in cui la predisposizione genetica spiega il verificarsi del disturbo d’ansia, può essere fino al 40%. In una meta-analisi è stata valutata in famiglia e negli studi sui gemelli, il contributo genetico nello sviluppo del disturbo di panico, disturbo d’ansia generalizzato, fobie e disturbo ossessivo. Il più frequente tra tutti è il disturbo di panico. Non ci sono stati studi sui gemelli con disturbo ossessivo-compulsivo che hanno riscontrato criteri di inclusione.
L’influenza dei fattori sociali e ambientali, come l’educazione o gli eventi stressanti della vita, è molto importante.
La ricerca neurobiologica indica una disfunzione del “circuito cerebrale” imputato alla paura.
Il locus coeruleus è la più importante regione di base che viene coinvolta dall’ansia. Le attività del presente circuito vengono modulate dai neurotrasmettitori serotonina, acido-gamma-amminobutirrico, noradrenalina e glutammato. La dopamina, invece, è particolarmente coinvolta nella fobia sociale e nel disturbo ossessivo-compulsivo. Il disturbo post traumatico da stress sembra essere disturbato lungo l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene. Questo albero è importante nel sistema di regolazione dello stress del corpo, interrotto, molto probabilmente, in altri disturbi d’ansia .
Il neuroticismo e l’introversione sono tratti di personalità che rendono una persona più suscettibile a sviluppare un disturbo d’ansia.
Il neuroticismo si riferisce ad una ipersensibilità allo stress, tendendo a soffrire di forti emozioni negative, come nervosismo, tristezza e rabbia. Le persone nevrotiche hanno solitamente una bassa autostima e sensazione di essere poco vicini alle altre persone.
Studi trasversali hanno ripetutamente dimostrato un legame tra i tratti di personalità e i disturbi d’ansia. Va notato che la presenza di un disturbo (ansia) influenza la valutazione della personalità. Alcuni studi longitudinali, invece, mostrano nevrosi, introversione e sintomi di disturbi di personalità evitanti e dipendenti predisponendo ai disturbi d’ansia. Dagli studi effettuati sui gemelli si è rilevata una suscettibilità genetica alla fobia sociale e all’agorafobia, quasi interamente determinata dalla nevrosi e dall’introversione, mentre la predisposizione al disturbo di panico e al disturbo d’ansia generalizzato, per circa la metà, è definito da nevrosi.
Le fobie degli animali sono solo leggermente definite dalle nevrosi.

Conclusione: i disturbi d’ansia sono causati dalla personalità e dai fattori genetici, neurobiologici e sociali.

Prevalenza negli anziani
La differenza di incidenza dei disturbi d’ansia tra giovani e anziani è di piccole dimensioni.
La prevalenza dei disturbi d’ansia negli anziani è stimato a circa il 10% che è leggermente inferiore rispetto alla prevalenza stimata dei disturbi d’ansia negli adulti di età compresa tra 18 e 65 anni (12%).
I disturbi d’ansia compaiono più tardi nella vita e sono molto più comuni di quanto lo sia la depressione, la distimia e la demenza. Tuttavia, nelle persone di età superiore agli ottanta anni, la prevalenza della demenza supera la prevalenza dei disturbi d’ansia.

Evoluzione
In uno studio prospettico osservazionale sul disturbo di panico con o senza agorafobia, disturbo d’ansia generalizzato e fobia sociale, l’80% dei partecipanti ha fatto uso di farmaci (benzodiazepine e inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina).

Qualità della vita
Vi è solo un recente studio sulla qualità della vita e il funzionamento quotidiano tra i pazienti adulti con disturbi d’ansia. I pazienti sono stati sottoposti ad uno screening per l’ansia e la depressione ed un campione casuale dei pazienti esaminati sono stati invitati per un colloquio. Sono state determinate le diagnosi e le condizioni fisiche e mentali complessive.

Lavoro
In uno studio su pazienti adulti sono gli uomini a soffrire di fobie specifiche. Lo stesso sondaggio ha rivelato che una malattia mentale (tra cui l’ansia) non è associata ad una ridotta funzionalità del lavoro durante l’anno successivo. Inoltre, il ridotto funzionamento ha dimostrato di essere associato, in modo indipendente, con alcuni tratti della personalità: nevrosi, bassa autostima e controllo sugli eventi della vita sociale. L’assenteismo in quanto tale non è stato testato ed i pazienti che non sono riusciti a lavorare durante il periodo in cui soffrivano del disturbo erano stati esclusi dallo studio.
Conclusione: avere un disturbo d’ansia è associato ad una ridotta funzionalità delle proprie capacità lavorative. L’associazione con un maggiore assenteismo invece non è certificato.

Rischio
Uno studio ha dimostrato che le persone single e le persone senza lavoro, come anche per le persone con istruzione inferiore e le persone con basso reddito hanno spesso un disturbo d’ansia. Si ritiene, inoltre, che i disturbi d’ansia sono comuni nei pazienti con disabilità intellettiva (disabilità dello sviluppo, ritardo mentale , difficoltà di apprendimento ) o in presenza di handicap mentale.

Etnia
Sono stati fatti pochi studi sulla prevalenza dei disturbi d’ansia nei diversi gruppi di etnie. In uno studio, gli adulti di Amsterdam sono stati intervistati per prevenire la depressione e il disturbo d’ansia. Le donne turche hanno una prevalenza significativamente più alta dei disturbi d’ansia e di depressione rispetto alle persone di origine olandese.
Conclusione: i disturbi d’ansia potrebbero essere più comuni tra le donne turche ma la ricerca non è unanime.

Ansia e depressione
I pazienti con depressione hanno da tre a otto volte più probabilità di avere un disturbo d’ansia. Se una persona ha un disturbo d’ansia ha la probabilità più alta di sviluppare una depressione nell’anno successivo.
Il rischio per lo sviluppo di una depressione è più pronunciata in presenza di un disturbo d’ansia generalizzato e di panico.
La combinazione di ansia e di depressione è associata a sintomi più gravi, più cronici, recupero più lento, aumento del rischio di recidiva, limiti psicosociali, peggiore qualità della vita, ricovero psichiatrico o avere pensieri suicidi.

Disturbi somatici e disturbi d’ansia
I disturbi d’ansia sono più comuni nelle persone con malattie fisiche. Da uno studio trasversale con un campione rappresentativo della popolazione degli Stati Uniti si è dimostrato che il disturbo d’ansia è particolarmente frequente in presenza di disturbo post traumatici da stress, disturbo di panico e agorafobia.

Vergogna
Da un colloquio di approfondimento con pazienti con disturbi d’ansia si è dimostrato che spesso hanno imbarazzo a parlare delle proprie paure. E’ importante che il medico sia comprensivo, altrimenti vi è la probabilità di un aumento del comportamento di evitamento e chiusura che può portare, a sua volta, ad un aumento di ansia e di solitudine.

Abuso di alcool
I Disturbi d’ansia e l’abuso di alcol spesso camminano insieme.
Questo aspetto è stato particolarmente studiato nel disturbo d’ansia sociale, del disturbo d’ansia generalizzato, nei disturbi di panico e nel disturbo post traumatico da stress. Sembra che l’abuso di alcol sia una causa ed un effetto del disturbo, tuttavia, di solito, l’abuso di alcool si verifica dopo un disturbo d’ansia.
L’alcol viene utilizzato come auto-medicazione per l’ansia. Per una corretta diagnosi del disturbo d’ansia è consigliabile interrompere o ridurre drasticamente il consumo di alcol. Preferibilmente, la dipendenza da alcol deve essere trattata prima che venga trattato il disturbo d’ansia.
Una ricerca ha dimostrato che la terapia cognitiva per ansia o fobia sociale nelle persone disintossicate da alcol ha ridotto notevolmente i sintomi di ansia. Contestualmente anche il consumo di alcol ha avuto una ricaduta ridotta rispetto ai soggetti che non hanno ricevuto il trattamento psicoterapico per il disturbo d’ansia.

Disturbi d’ansia e suicidio
Le persone con disturbo d’ansia hanno pensieri di suicidio più spesso rispetto a quelli senza disturbi d’ansia. Studi trasversali hanno dimostrato questo particolare nei pazienti con disturbi post traumatici da stress e disturbi di panico.

Disturbi di somatizzazione e somatoformi
La somatizzazione è la tendenza ad avere sintomi fisici, esprimere disturbi fisici e cercare un aiuto medico, dove nessuna patologia somatica può essere indicata. Per somatizzazione si intendono i disturbi fisici somatici dei pazienti non sufficientemente spiegate dalle indagini cliniche.
Vi è un disturbo somatoforme quando si soddisfano i criteri di uno dei disturbi del manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Inoltre, in un disturbo somatoforme, per definizione, vi è la presenza di una disabilità tagliente e spesso a lungo termine.
Il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali include sette disturbi somatoformi: disturbi somatoformi indifferenziati, disturbi somatoformi non altrimenti specificati, disturbo di somatizzazione, disturbi del dolore, la conversione, l’immagine del corpo compromessa e l’ipocondria.

Articolo a cura: Dott. Pierpaolo Casto – Psicologo e Psicoterapeuta – Specialista in Psicoterapia Cognitivo Comportamentale

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